In ricordo di tutti coloro che sono morti

nella tragedia di New York...

Peace.

Inquadratura del cielo stellato, in lontananza si sentono i rintocchi di una campana; la telecamera si sposta verso il basso e inquadra una stradina buia, in fondo ad essa si vede una figura nell’ombra che si avvicina a lenti passi verso la telecamera. Quando arriva vicino il suo volto viene illuminato: è un uomo sdentato, con indosso un elmo con coprinaso, al fianco porta una lunga alabarda. Si guarda intorno, si volta e ricomincia a camminare.

La telecamera si solleva e mostra il balcone di una casa, un’altra guardia è lì che si guarda intorno, poi poggia la sua arma e sbadiglia rumorosamente mentre si stiracchia; la telecamera sale ancora e sul tetto si vede una figura ammantata, impossibile riconoscerne i lineamenti, poiché un cappuccio le copre totalmente il volto, mettendolo in ombra. La figura guarda di sotto e poi si muove velocemente sul tetto, senza fare rumore, giunto sul bordo opposto al balcone da sotto il mantello tira fuori un gancio in acciaio, con forza lo conficca nel tetto e poi con una capriola si getta oltre il bordo lasciandosi penzolare al gancio. Sfruttando lo slancio datogli dall’acrobazia si infila in una minuscola finestra rotonda.

L’intero della stanza è buio, la figura si muove silenziosamente attraverso essa e si ferma alla porta, fruga nelle tasche e trova una boccetta che stappa e che poggia sui cardini della porta, poi la rimette a posto. Lentamente apre e osserva il corridoio, notando che non c’è nessuno in vista esce e si muove con decisione verso un’altra porta, disposta in fondo a destra. La casa è riccamente adornata, quadri e statue sono disposti lungo il corridoio, il pavimento è coperto di tappeti e l’illuminazione è data da lampadari di vetro lavorato. Giunta alla stanza, la figura tira di nuovo fuori la boccetta e la usa sui cardini dell’altra porta, per poi aprirla rapidamente e chiudersela alle spalle. La stanza è enorme, con un letto a baldacchino a due piazze e un armadio a quattro ante disposto da una parte. Si dirige verso il letto e, da sotto, estrae uno scrigno di piccole dimensioni, dall’interno del suo mantello tira fuori un rotolo di stoffa che apre sul letto, rivelando tutta una serie di grimaldelli. Dopo aver ponderato un attimo, ne sceglie uno e comincia a scassinare la serratura dello scrigno; dopo qualche tentativo si sente uno scatto e lo scrigno si apre, rivelando monete d’oro e carte. La figura lo rovescia sul letto e poi estrae un coltello, taglia il fondo del contenitore e estrae da sotto un gioiello di grosse dimensioni, dal colore azzurrino, che scompare subito in una delle sue tasche. Si dirige alla finestra ed osserva fuori, il balcone del palazzo davanti è sotto il controllo di un’altra guardia che sta osservandosi intorno con sguardo torvo. La figura si nasconde di lato ed estrae una piccola cerbottana che carica con un proiettile, preso da una scatolina legata al suo fianco. Apre la finestra senza fare rumore e si affaccia, per soffiare con rapidità. La guardia si tocca il collo ed osserva la figura davanti a se con sguardo dubbioso, poi inizia a barcollare e cade di lato senza un gemito. La figura spalanca la finestra, fa qualche passo indietro e poi scatta in avanti, effettua un balzo e salta attraverso l’aria, finendo aggrappata al balcone davanti. Si solleva quasi subito e poi scompare nella casa di fronte, dopo un ultimo sguardo alla scena alle sue spalle.

 

 

A NUORO’S PRODUCTION

A Sam Raimi Film

Una cittadina in fermento, la gente per le strade impegnata negli affari di tutti i giorni, dalla porta di una casetta esce un giovane, ha i capelli scuri e lunghi raccolti in una coda di cavallo, i lineamenti del viso sono fini e gli occhi leggermente a mandorla. Si guarda intorno e tira una grossa boccata d’aria, poi si mette in cammino.

Mark Dacascos

Catherine Zeta Jones Douglas

Il giovane si incammina lungo le vie della città, passando in mezzo al mercato dove è in vendita di tutto, dalla carne alla frutta, agli animali. Ruba una mela da una bancarella e la morde affamato.

 

 

SAGA

La nascita del chaos

 

Sandra Bullock

 

Brendan Fraser

 

Dei bambini corrono lungo i vicoli polverosi e vanno a sbattere contro il giovane che ride e li allontana, poi attraversa la strada e si ferma davanti ad una porta, un’insegna penzola, raffigurante un incudine con sotto la scritta "Acciaio e Diamanti". Il giovane entra.

 

e

Russel Crowe

 

L’interno della stanza è una grossa fucina, un camino acceso è disposto sul lato sinistro, vicino a questi c’è un incudine ed un barile, colmo di acqua fredda.

 

DARKAN

C’è nessuno? Mastro Godwin, sono arrivato.

Dalla stanza accanto esce fuori un uomo di mezz’età, dal fisico possente e con una folta barba striata di grigio che gli copre parte del viso. I suoi capelli sono un po’ radi e lui li sta accarezzando premurosamente. Assieme a lui esce un’altra persona, indossa un’armatura del regno, una cotta di maglia che protegge tutto il corpo con l’unicorno disegnato sul petto. Al fianco pende una spada dentro una fodera, l’uomo ha un aspetto molto composto e pieno di dignità. Mastro Godwin da un saluto veloce al ragazzo con un cenno della testa e poi riprende a parlare con il suo interlocutore.

 

GODWIN

Allora siamo d’accordo, Sir Hurton. Mi metterò al lavoro immediatamente.

HURTON

Bene, Mastro Godwin, al termine del vostro lavoro verrete pagato adeguatamente, ve lo assicuro.

Sir Hurton abbozza un inchino e poi esce dalla funcina, lasciando Mastro Godwin con un’espressione dubbiosa sul volto. Scuote la testa e si dirige verso il fuoco, guarda in un cassone il metallo al suo interno e poi guarda il giovane, come se lo vedesse solo in quel momento.

 

GODWIN

Ah! Darkan, giusto tu! Abbiamo una grossa richiesta da soddisfare, mio buon apprendista.

HARKAN

Quello era il capitano delle guardie! Cosa vuole da voi, Mastro Godwin?

GODWIN

E cosa può volere da un fabbro? Armi, armature…Un grosso, grossissimo ordine. Pare che non sia l’unico fabbro a cui hanno richiesto qualcosa.

Harkan corre nel magazzino e prende del metallo che getta in una carriola, quando questa è quasi colma la spinge nella stanza accanto e la rovescia nel cassone vicino al fuoco. Mastro Godwin sembra soprappensiero, come se qualcosa non andasse bene. Harkan lo osserva dubbioso e poi si avvicina a lui.

 

HARKAN

Signore, qualcosa non va?

GODWIN

No, no…O meglio si. Tu sei giovane e forse non capisci, ma quando c’è una tale richiesta di materiale normalmente vuol dire una cosa soltanto, Harkan…

Il giovane lo osserva dubbioso e poi i suoi occhi si illuminano, quando la risposta gli appare chiara nella mente.

 

HARKAN

Guerra…

Godwin annuisce mesto, poi prende le pinze, afferra del metallo e lo infila nel fuoco.

 

E’ sera, Harkan sta camminando lungo le strade della cittadina, nel silenzio totale che pervade la notte una sola costruzione sembra emettere rumorosi rumori. E’ una locanda alla quale il giovane si avvicina, dall’interno si sentono provenire risate, canti, urla e la musica di un liuto. Quando apre la porta i rumori si fanno più forti per poi ridursi quando si chiude la porta alle spalle.

All’interno ci sono tantissime persone, tutte impegnate a rilassarsi o divertirsi, ai tavoli c’è anche chi gioca ai dadi, sfidando la sorte per un po’ di denaro. In fondo alla sala ci sono delle prostitute che attendono qualche cliente. Il giovane si avvicina al bancone e si siede su di uno sgabello, dietro di esso c’è un grosso uomo pelato e dalla bocca sdentata, sorride quando vede il ragazzo.

 

HYUN

Harkan! Era un po’ che non ti si vedeva.

HARKAN

Buonasera Hyun.

HYUN

Come va il lavoro, ragazzo?

HARKAN

Non mi lamento. Oggi abbiamo ricevuto un grosso ordine…

HYUN

Si me lo sono immaginato…

HARKAN

Come? E perché?


HYUN

Lo vedi il tavolo vicino al camino?

La telecamera inquadra un tavolo enorme, attorno al quale sono sedute 12 persone di taglia minuscola, sul metro. Hanno addosso vesti da viaggiatori e parlano fitto tra di loro, in una lingua incomprensibile. Sul tavolo sono disposti numerosi boccali da birra vuoti.

 

HARKAN

Nani.

HYUN

Esattamente. Sono qui perché convocati dalla corte per un incarico di grossa importanza.

HARKAN

Cosa sta succedendo, Hyun? Guerra?

HYUN

Ragazzo mio, se non ci fosse la guerra non capirei tutto questo movimento. Guerra, si. La domanda che mi pongo è: con chi?

Dissolvenza, la locanda è ancora piena e le luci soffuse delle torce appese al muro danno al luogo un aspetto più onirico. Harkan è seduto ad un tavolo che beve da un grosso boccale di ceramica; alza lo sguardo di colpo e vede qualcuno che si sta avvicinando al suo tavolo. E’ una bellissima donna, dai lunghi capelli neri come la notte, i lineamenti del viso sono fini e la pelle chiara; le orecchie sono a punta, come quelle della razza elfica. Harkan sorride e la ragazza risponde a sua volta con un sorriso che mette in mostra i suoi denti bianchi. Si ferma davanti al tavolo e apre il mantello di cuoio, rivelando un paio di pantaloni di pelle scamosciata, aderenti ed un corpetto di cuoio.

 

HARKAN

Ciao Charisse…

CHARISSE

Harkan. Vedo che sei puntuale.

HARKAN

Io sempre. Siediti, prendi qualcosa da bere?


CHARISSE

Un bicchiere di vino rosso, ti ringrazio.

Il ragazzo si dirige al bancone e torna con un bicchiere di legno ed una brocca dalla quale versa del vino rosso, torbido. Si siede ed osserva la sua amica che accavalla le gambe e si guarda in giro con un sorriso curioso.

 

CHARISSE

E’ un po’ che non venivo qui. Mi ero quasi dimenticata di com’è fatto.

HARKAN

Come ti vanno gli…affari?

CHARISSE

Non mi lamento, grazie. Ho fatto qualche buon colpo ultimamente.

HARKAN

Beh allora alla tua salute.

I due brindano e bevono entrambi dal bicchiere, poi si sorridono. Lei si scosta i capelli e guarda lui con curiosità.

 

CHARISSE

E tu? Sempre a perdere tempo come fabbro?

HARKAN

Si, lavoro ancora con Mastro Godwin. Mi paga bene lo sai.


CHARISSE

Sei sprecato. Hai delle grosse potenzialità solo che tu non lo vuoi capire.


HARKAN

Andiamo Charisse… Non ho intenzione di darmi al ladrocinio come fai tu, non fa per me.


La ragazza sorride e accenna un "si" con la testa, poi beve ancora dal bicchiere. Il suo sguardo si posa sui nani ed aggrotta le sopracciglia come stupita di vederli da quelle parti. Harkan beve ancora della birra e poi si sporge sul tavolo, parlando con un tono di voce più basso.

 

HARKAN

Tu cosa sai della guerra?

CHARISSE

Quello che si dice in giro.


HARKAN

La corporazione dei ladri ha sicuramente informazioni fresche e sicure sulla faccenda.

CHARISSE

Innegabile. Non si sa molto, si parla solo di eserciti che si ammassano, su al Nord. Pare che non si tratti della solita disputa territoriale, questa volta.

HARKAN

E di cosa?


CHARISSE

Conquista, dominio. La cosa che nessuno ha capito è chi sono i nostri nemici. Le truppe non portano stendardi e bandiere per il momento.

HARKAN

Il Re non ha mandato nessuno a controllare? Scout o una piccola guarnigione…

CHARISSE

Oh si, lo ha fatto. Sono tornati indietro, legati ed imbavagliati. Raccontano solo di un esercito gigantesco e di una lotta imminente… Harkan ascoltami: non sono tempi felici quelli che ci aspettano.

HARKAN

Pensavo che la corporazione dei Ladri ci guadagnasse da una guerra.

CHARISSE

E cosa dovrebbe guadagnarci? I mercanti cessano le attività. Le comitive non girano con la stessa frequenza. Per non parlare delle casse reali, che si svuotano più velocemente di un bicchiere di birra in mano ad un goblin. Credimi, una guerra non avvantaggia nessuno. Mai.

Stacco. La telecamera inquadra una radura di notte, dove scorre un fiume di piccole dimensioni; un giovane, vestito con degli abiti consunti, è inginocchiato, intento a riempire un secchio di acqua pulita. Quando ha finito si alza in piedi e si incammina sul sentiero alle sue spalle; si inerpica lungo una collinetta e giunto in cima la telecamera lo supera per inquadrare la prateria sottostante, dove centinaia di tende sono state montate. Delle torce bruciano illuminando i dintorni e si nota molto movimento all'interno di quel campo.

La telecamera torna ad inquadrare il giovane che cammina ai bordi del campo, passa accanto ad alcune guardie armate, indossano alcune armature di maglia, al braccio sinistro portano uno scudo agganciato all'avambraccio, mentre una spada pende sul fianco destro. I due fanno un'occhiata distratta al giovane e poi tornano a parlare tra di loro, ridacchiando per qualche battuta fatta. Il giovane garzone attraversa il campo e giunge ad una tenda, dove entra immediatamente. Un grasso signore con la barba rossa e i capelli stempiati sta mescolando in un pentolone con forza mentre impartisce ordini ad altri giovani sguatteri, impegnati a tagliare le carni di alcuni cervi. Il ragazzo versa l'acqua in un altro pentolone, quando lo fa il signore si volta verso di lui.

 

CUOCO

Kerwin! Vai subito a portare quel vassoio al generale! Ha fame!

Il giovane annuisce e prende un vassoio carico di un piatto con dello stufato fumante, un bicchiere di legno ed una brocca. Esce dalla tenda e si muove velocemente, mentre il contenuto del vassoio oscilla e tintinna. Passa accanto ad alcuni soldati che giocano attorno ad un fuoco, mentre altri cantano alla musica intonata dal liuto di una giovane serva. Kerwin si dirige con sicurezza verso la tenda disposta al centro dell'accampamento, più grande delle altre e con due guardi all'ingresso, mentre altre due controllano intorno. Si ferma davanti a loro e le guarda timoroso, una di essa lo scruta con attenzione e poi lancia un'occhiata al vassoio.

 

GUARDIA

Passa pure. E se avanza qualcosa portala qui. Ho una fame che non ci vedo…

Kerwin entra mentre la guardia continua a borbottare qualcosa sul fatto che non si mangia a sufficienza nell'accampamento. All'interno della tenda ci sono 4 persone. Un vecchio è seduto su di uno sgabello da un lato della tenda, indossa una tunica grigia, i lunghi capelli bianchi sono tenuti insieme in una coda di cavallo che gli cade sulla spalla sinistra. Attorno al tavolo, sistemato al centro della tenda, ci sono tre persone. Due di esse indossano un corpetto di cuoio e portano una spada con se; non sono più giovani e una di esse ha una benda sull'occhio destro. La terza persona è grossa, i capelli neri sono tagliati molto corti, mentre il volto è coperto da una barba nera tenuta ben curata. Indossa solo abiti civili, una camicia con dei lacci sul petto e dei pantaloni di cuoio, assieme a dei stivali che ne tradiscono l'appartenenza alla milizia. Kerwin si avvicina a lui e con un inchino gli porge il vassoio. L'uomo lo prende distrattamente e lo poggia sul tavolo, dopodiché allontana il giovane con un gesto della mano. Prende in mano il coltello posato sul vassoio ed indica un punto preciso della mappa disposta sul tavolo.

 

KANOR

Quanto ci metteranno le guarnigioni, capitano Tremelle?

L'uomo con una benda sull'occhio si schiarisce la gola e poi indica un punto sulla mappa, muovendo il dito fino ad un altro.

 

TREMELLE

Se seguono il percorso previsto all'incirca ancora due giorni, generale Kanor.

YUHAT

In caso di pioggia il fiume Kirnos Potrebbe gonfiarsi e, di conseguenza, ci potrebbero essere dei ritardi.

Il generale annuisce e si infila in bocca una generosa porzione di stufato, mastica pensieroso e poi si volta verso il vecchio seduto sullo sgabello, intento a fumare una pipa.

 

KANOR

Maestro Verdata? Pioverà?

VERDATA

Generale, voi confondete la magia con lo studio delle nuvole. Posso creare la luce, non decidere che tempo farà domani.

KANOR

Davvero? Mi risulta che voi maghi siate capaci di cose incredibili e meravigliose. Se non è così che utilità c'è nel portarvi con noi?

VERDATA

Ve ne accorgerete quando una sfera di fuoco investirà i vostri avversari o quando la paura cieca ed irresistibile si impossesserà di loro.

Il generale Kanor si pulisce la bocca con la manica della maglia e osserva ancora un po’ la mappa. Poi torna a rivolgersi ai capitani.

 

KANOR

Gli uomini sono pronti?


TREMELLE

Le guarnigioni sono pronte, signore.

YUHAT

Arcieri e balestrieri sono in attesa dei vostri ordini, generale.

KANOR

Maestro Verdata?

VERDATA

I miei allievi sono sempre pronti, generale. Stanno studiando i testi per passare il tempo.

KANOR

Maestro, sto correndo un grosso rischio nel portare voi ed i vostri allievi in una battaglia. Dovrò rinunciare a parte della milizia per non lasciarvi privi di difese. Siete sicuro che sarete utili durante il combattimento?

VERDATA

Usare la magia non è come lanciare una freccia, generale. Richiede allenamento e concentrazione, ma quando riesce… Noi faremo la nostra parte, signore. Voi fate la vostra.

Il generale annuisce e poi alza il calice in alto, osservando uno per uno i suoi interlocutori.

 

KANOR

In tal caso, signori, brindo alla vostra salute. E alla buona riuscita della nostra guerra.

La telecamera inquadra l'esterno della tenda, da cui esce il Maestro Verdata, con lento passo, si muove con tranquillità, mentre sembra che ciò che gli accade intorno non lo colpisca in nessun modo. Giunge ad un enorme tendone, contrariamente al resto del campo, lì intorno non circola nessuna guardia e nessuno si fa vedere; sulla stoffa delle tende sono incise delle rune che sembrano risplendere al buio. Il vecchio entra e trova una decina di giovani, tra i venti e i trent'anni che studiano dei testi. Quando fa il suo ingresso, i suoi allievi si alzano e si inchinano con rispetto.

 

VERDATA

Seduti, seduti…

 

Il mago si siede su di una sedia, dopo aver aggiustato dei cuscini e si massaggia stancamente il volto. Un giovane, senza capelli e con gli occhi bianchi, si avvicina a lui tenendo in mano un grosso libro di molte pagine e dall'aspetto pesante.

 

LOMIN

Maestro, ho letto una cosa interessante.

Mostra una pagina al suo maestro, che strizza gli occhi e consulta il testo, mormorando mentre legge. Il giovane indica un punto preciso della pagina e con un sorriso espone la sua idea.

 

LOMIN

Se usiamo questa formula, il tempo di lancio dell'incantesimo sarà dimezzato.

VERDATA

Si, è vero, mio giovane allievo. Solo che la runa di controllo è più debole e quindi si rischia di perdere il controllo dell'incantesimo.

LOMIN

E sostituendola con una runa adatta?

VERDATA

Se fai attenzione noterai come lo sforzo per mantenere stabile il flusso magico sarà più grande in quel modo.

Il giovano osserva il libro mentre si mordicchia il labbro inferiore con nervosismo, poi lo chiude e fa un profondo inchino.

 

LOMIN

Avete ragione voi, maestro.

VERDATA

Era una buona osservazione. Continua così.

Il giovane si inchina ancora e si allontana silenziosamente, senza dire più nient'altro. Subito al suo posto arriva una giovane ragazza, dai lunghi capelli castani, che giungono fino ai suoi fianchi. Indossa una tunica identica a quella di Lomin e porta con se un libro della stessa grandezza. Si inchina un paio di volte.

 

VERDATA

Halissa. Era tanto che non ti sentivo proporre qualcosa.

HALISSA

Maestro, non vorrei disturbarla, ma credo di aver trovato qualcosa di molto interessante, stavolta.

VERDATA

Davvero? A livello della formula per trasformare il piombo in oro? O forse come l'ubicazione delle terre dove risiedono gli dei?

La giovane arrossisce leggermente, mentre il maestro sorride divertito e, alle spalle della ragazza, i compagni ridacchiano divertiti alla scena. Lei ammutolisce per un attimo, poi prende coraggio e ricomincia a parlare.

 

HALISSA

Stavo studiando questo testo storico.

Porge il testo al maestro che, prima, osserva la copertina, poi apre dove c'è il segno della studentessa. Legge un attimo e poi riprende a parlare mentre continua a leggere.

 

VERDATA

Un ottimo testo, si. Cosa vi hai letto di così interessante?

HALISSA

Il pezzo sulla battaglia contro i Draghi. Secondo quel testo i Paladini del Bene sconfissero e bandirono i Draghi seicento anni fa, nei territori degli Orchi. Quei territori sono a 3 giorni da qui, Maestro.

VERDATA

Si, comprendo. Ma dove vuoi arrivare?

HALISSA

Maestro, quando voi ci avete spiegato la storia dei Draghi ci avete detto che tutti i Draghi vennero scacciati e che mai più avrebbero potuto tornare su questo regno. Ma dove andarono?

VERDATA

Questo resta un mistero. Secondo alcuni si portarono in un altro piano di esistenza, mentre secondo altri trovarono rifugio in luoghi isolati del regno. Ma ancora non comprendo…

HALISSA

Il testo che le ho fatto vedere, Maestro, è stato scritto da chi era presente alla battaglia.

VERDATA

Si, il monaco errante Val Hukary Mensiter. E allora?

HALISSA

Lui sostiene che un membro della stirpe dei Draghi restò in questo regno, come contatto con la nostra razza e i Draghi. E restò qui perché il patto non venisse mai violato.

I compagni di Halissa si dispongono intorno a loro due per sentire di cosa stanno parlando, il Maestro ascolta la giovane con sguardo sempre meno perplesso e sempre più curioso. Si siede meglio e sfoglia il libro, Halissa lo osserva con gli occhi luminosi, poi apre bocca per porre una domanda.

 

HALISSA

Di che patto parla?

VERDATA

Un'antica diceria sostiene che i Draghi se ne andarono solo perché lo vollero loro, non perché furono sconfitti. I Paladini strinsero un patto con

loro: non li avrebbero perseguitati se loro avessero abbandonato le terre. I Draghi accettarono, promisero che nessun membro della loro razza avrebbe mai attaccato un umano, ma che avrebbero sterminato chiunque avesse attentato alla loro vita. Una delle tante versioni di questa storia…

HALISSA

Maestro, se quel libro dice la verità…

VERDATA

La parola verità è un parola importante.

HALISSA

Si, può darsi…Però Maestro, se il monaco errante ha scritto la verità, allora ci sono dei Draghi su questo regno. E se ci sono dei Draghi, potrebbero essere degli alleati.

Il mago pone una mano davanti a se e ferma l'allieva prima che vada avanti. Si alza in piedi e pone il libro sul tavolo, si avvicina ad un baule disposto ai piedi di un letto e lo apre. I suoi allievi seguono i suoi movimenti in silenzio, come rapiti dal momento. Il vecchio tira fuori un altro tomo e lo apre, sfogliando velocemente le pagine. Giunta a quella che gli interessa lo poggia sul libro, indicandola ad Hallissa. La ragazza si avvicina e ci da un'occhiata: c'è la litografia di un essere rettiloide, il muso lungo è aperto e ne esce qualcosa, simile ad uno sbuffo di vapore. Il corpo massiccio si conclude il una lunga coda appuntita, delle enormi ali sono disposte sulla sua schiena, mentre le quattro zampe su cui si poggia sono dotate di acuminati artigli.

 

VERDATA

Leggi quello che c'è scritto, Halissa. I Draghi sono esseri intelligenti, usufruitori di magia, letali e dotati, in alcuni casi, di malvagità in abbondanza. Non sono armi, come una spada o una lancia, sono esseri viventi che non vanno sottovalutati.

HALISSA

Io pensavo…magari un patto….

VERDATA

Se i Draghi tornassero su questo piano, cosa credi che potremmo promettergli che loro non possano prendersi da soli?

La giovane non dice più nulla ed abbassa lo sguardo. Il maestro si guarda intorno con sguardo severo e tutti gli allievi lentamente tornano al proprie mansioni. Quando anche l'ultimo si è allontanato lui guarda la giovane ed il suo volto si addolcisce in un sorriso benevolo. Poggia una mano sulla spalla della ragazza e la conduce all'esterno, dove nessuno può ascoltare la loro conversazione.

 

VERDATA

Sei una brava ragazza, Halissa. Hai molto talento e diventerai una grande maga. Ma non lasciare che il potere ti corrompa. Essere capaci di manipolare le forza magiche spesso porta a dimenticare che non siamo noi che le usiamo, ma che sono loro a permettercelo.

HALISSA

Quindi ho perso solo del tempo?

VERDATA

(scuote la testa)

No, no… Anzi… La tua ricerca è molto interessante, mia giovane allieva. Proseguila, magari troveremo qualcosa di utile…

HALISSA

D'accordo, Maestro.

La giovane rientra nella tenda, mentre il Maestro osserva il cielo stellato con interesse, borbotta qualcosa mentre indica con le dita le diverse costellazioni. Poi si ferma ed osserva la luna. Il suo sguardo diventa cupo, all'improvviso.

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